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Gorotta, la valle sconosciuta.
La Val Gorotta prende il nome dal rio omonimo, affluente
di sinistra del Taro, che sfocia di fronte all'abitato di Foppiano,
entro la gola di Carniglia. Si tratta di una stretta forra, incisa nell'Arenaria
Macigno all'estremità occidentale della "finestra tettonica"
di M. Zuccone,. Il rio forma ben sette diverse cascate alte diversi
metri e marmitte fluviali.
La profondità della gola e l'esposizione causano un fenomeno
di inversione termica, per il quale nel fondo della gola troviamo specie
microterme, quali il faggio, accompagnato dal tiglio, dal sambuco, dal
salicone e da specie erbacee protette, come la lingua cervina, il campanellino,
la scilla bifolia, il bucaneve, la Saxifraga cuneifolia o comunque rare,
come la Lunaria rediviva. Risalendo lungo i versanti, alla faggeta si
sostituisce il cerro, accompagnato da specie più termofile come
la Quercus crenata, il pungitopo, l'Erica arborea, l'asfodelo.

Sulle rocce verticali compaiono la santoreggia, il Sedum
maximum, l'ombelico di Venere.
La conformazione particolare della valle e la difficolta di accesso
favoriscono la presenza animale: nelle acque correnti vivono la trota
fario e la Rana italica, mentre nelle pozze più calme si trovano
le larve della salamandra. Sotto le cascate nidifica il merlo acquaiolo,
nelle radici degli alberi divelti costruisce il nido lo scricciolo.
L'astore dà la caccia, tra i rami, a ghiandaie e scoiattoli.
Sulle rocce nidificano rondini montane, codirossi spazzacamini ed una
coppia di corvi imperiali. Frequentemente si osservano esemplari isolati
o coppie di aquile, che potrebbero trovare nell'area, se adeguatamente
tutelata, un'idonea sede di nidificazione.
Tra i mammiferi, sono presenti lepre, daino, capriolo, muflone, capre
rinselvatichite e per alcuni anni è stata rifugio del lupo, anche
se oggi non se ne trovano più le tracce.
L'area, che unisce ad un singolare e suggestivo aspetto paesaggistico
una elevatissima diversità ambientale, nonostante la tutela accordata
dall'art. 25 del Piano Paesistico Territoriale della Regione Emilia
Romagna, è interessata da una cava di pietra arenaria, attività
tradizionale, che però, oltre al progressivo sbancamento della
parete rocciosa, ha provocato e continua a provocare, tramite lo scarico
di detriti, il riempimento del letto del torrente, con totale distruzione
dell'ecosistema.
Nel 2001 il comune di Bedonia si è dimostrato sensibile al problema,
ed ha approntato un progetto per il recupero della parte compromessa
della vallata, pianificando il proseguimento della attività di
cava in modo consono all'ambiente, e preparando il ripristino delle
superfici degradate. Inoltre il progetto prevede il restauro con tecniche
tradizionali dei sentieri oggi franati e difficilmente percorribili,
a causa sia della recenti alluvioni che dell'attività della stessa
cava.
Il progetto ha ottenuto un consistente finanziamento, dell'ordine di
parecchie decine di migliaia di Euro, da parte della Provincia.
Purtroppo, dopo le vicissitudini vissute nell'estate 2002 dalla Amministrazione
Comunale di Bedonia, dell'attuazione del progetto già finanziato
non si sente più parlare.
Guido Sardella
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